Cristo è l’unica via per una vita piena. Nelle nostre scelte prediligiamo la verità, “porta stretta” del Vangelo, rifiutando le vie facili che ingannano e mortificano la nostra dignità.
Oggi ricorre la 63ª Giornata di preghiera per le vocazioni.
Attraverso la redazione dei diversi evangelisti, ogni IV domenica di Pasqua la liturgia della Chiesa ci presenta le immagini del “Pastore” e della “porta”, nelle quali Gesù si identifica e che ne rappresentano l’identità e la missione.
L’identità: Gesù è il Pastore, quello buono, non solo nel significato del sentimento, ma anche in quello concreto di mettersi all’opera (buono, cioè operoso) per salvare ad ogni costo le pecore del suo gregge, ciascuno di noi!
Nell’immagine biblica, il Pastore è colui che non si ferma a emettere proclami, ma si dà da fare, affrontando anche vie scoscese e impervie pur di trovare la pecora smarrita, e riportarla alla sicurezza dell’ovile, cioè all’amore della sua presenza.
La missione: ritrovata la pecora, a volte acciaccata o ferita, desolata o disorientata, egli la conduce, le spalanca la porta della sua misericordia, la trattiene presso di sé, prendendosene cura.
Ecco perché, ognuno ha la buona speranza di avere vita, e vita in abbondanza!
Ognuno così può eliminare da sé la più grande paura che ci minaccia: sentirsi soli e abbandonati, senza un rifugio sicuro.
Il tema della 63ª Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni – «Aspirate alla santità, ovunque siate» – trae ispirazione dalle parole di papa Leone XIV ai giovani nella Veglia di Tor Vergata del 3 agosto 2025.
Il Papa ha ricordato che Gesù è la nostra speranza e accende il desiderio di una vita grande, capace di migliorare sé stessi e di rendere il mondo più umano e fraterno.
Il Papa ha invitato poi i presenti a restare uniti a Cristo con la preghiera, l’adorazione, l’Eucaristia, la confessione e la carità generosa, seguendo l’esempio di giovani santi come Frassati e Acutis.
Questa è la vocazione universale alla santità: aspirare a cose grandi e non accontentarsi del mediocre, affinché la luce del Vangelo cresca in noi e attorno a noi.
L’icona più antica della vocazione cristiana è il Buon Pastore.
Già dal III secolo, nelle catacombe, Gesù era raffigurato come Pastore, immagine biblica pienamente compiuta nel Vangelo.
È il Pastore buono che chiama le pecore per nome, le conosce e le guida. In lui la tenerezza – che lo spinge a cercare la pecora perduta e a far festa per lei (cfr. Lc 15) – si unisce alla difesa coraggiosa delle pecore, fino al dono della vita (cfr. Gv 10).
La sua promessa è salda: «Nessuno le rapirà dalla mia mano… né dalla mano del Padre» (Gv 10,28-29). Nell’Apocalisse, il Buon Pastore è l’Agnello immolato che guida la moltitudine alle sorgenti della vita, verso un mondo senza più fame, sete o lacrime.
In attesa di quel giorno, ogni cristiano è chiamato ad essere luce per le genti, annunciando con coraggio il Vangelo della salvezza (cfr. At 13,47).
Oggi però è sempre più urgente pregare per le vocazioni di speciale consacrazione: sacerdozio, vita religiosa, missione.
Pregare affinché i giovani incontrino l’amore del Pastore che dà la vita e perché, coloro che sono chiamati, sappiano rispondere, scegliendo di “stare con lui” per conoscerlo e per “essere da lui mandati” ad annunciarlo a tutti (cfr. Mc 3,14).
Solo chi dimora nel suo amore può trasmetterlo davvero.
Preghiamo il Signore della messe perché doni buoni operai alla sua messe.

