“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore,
con tutta la tua anima
e con tutta la tua mente.
Amerai il tuo prossimo come te stesso.”
Gesù rispondeva ad un Dottore della Legge, fariseo.
Questi non aveva buone intenzioni nel formulare la domanda, e l’evangelista lo dice espressamente. Ma Gesù stavolta non bada alle intenzioni.
La domanda è degna di risposta vera, profonda, seria. I comandamenti, cui si riferiva il fariseo, per loro erano seicentotredici, quindi sarebbe stato davvero difficile indovinare cosa l’interrogante s’aspettava.
Ma Gesù è sempre orientato al Padre, a conoscere il suo volere, cioè il suo amore perfetto.
Chi vede continuamente il Padre non fa fatica a rispondere alla domanda, nemmeno se è domanda trabocchetto.
Il grande comandamento è quello che mette Dio al di sopra di tutto, come è enunciato nei libri santi all’inizio delle Dieci Parole: «Io sono il Signore, tuo Dio» e «Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore.
Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze».
Gesù lo annuncia con gioia, non solo per rispondere al Dottore della Legge, ma anche perché lo odano i suoi discepoli. Continua con il secondo comandamento, necessario per la verifica del primo.
Non ami Dio con tutto il cuore, infatti, se non gli ubbidisci amando «la vedova e l’orfano».
Non ami Dio per nulla se non realizzi la sua Parola che ci avvisa che lui, Dio, ascolta il povero, tanto che «quando invocherà da me l’aiuto, io darò ascolto al suo grido».
E Gesù conclude, per chi non lo sapesse o non lo volesse, che anche gli altri comandamenti che riguardano l’amore alla vita, la fedeltà matrimoniale, l’uso delle parole con verità, il rapporto con le ricchezze e i desideri profondi, l’onore dovuto ai genitori, tutti sono legati a questa parola ripetuta: «Amerai».
Come impariamo ad amare?
Gesù oggi non lo dice, ma lo dirà ai suoi: «come io ho amato voi».
È lui il Maestro, che non solo sa, ma che insegna con l’esempio.
E San Paolo, nella lettera che scrive ai Tessalonicesi, ci fa capire che è proprio l’esempio che trascina e aiuta tutti a vedere l’amore.
E aggiunge che la fede, che essi hanno vissuto con frutto di carità, è stata conosciuta anche dai pagani. Essi sanno ormai che «vi siete convertiti dagli idoli a Dio, per servire il Dio vivo e vero e attendere dai cieli il suo Figlio».
E può dire persino che: «la vostra fede in Dio si è diffusa dappertutto, tanto che non abbiamo bisogno di parlarne». È questo il modo migliore e più efficace per evangelizzare.
Oggi, dato che viviamo in un mondo che, anche vicino a noi, ha bisogno di essere evangelizzato nuovamente, possiamo imparare.
È questo l’amore che Dio si aspetta da noi, far conoscere suo Figlio a tutti quelli che ancora non l’hanno incontrato. Per noi amare Dio con tutto il cuore e amare il prossimo come noi stessi, non sarà soltanto provvedere alle necessità materiali di orfani e vedove e forestieri, ma soprattutto provvedere a questa necessità spirituale di bambini e adulti, di incontrare Gesù, vero e unico salvatore dal peccato, di conoscere la sua Parola, di seguire le sue orme. Useremo talora le parole, se utile, come disse san Francesco ai suoi frati: portate il Vangelo di Gesù Cristo, se necessario anche con le parole

