Presentazione storica di Chiesa Parrocchiale di S. Ansano di Pieve del Pino desunta dall'opera storica
LE CHIESE PARROCCHIALI DELLA DIOCESI DI BOLOGNA e scritta dal Dott. Luigi Aureli.
Riporto fedelmente il testo dal volume III° dell'opera che tratta questa Parrocchia.
Auspicando che sia ben accetta l'intenzione, auguro buona lettura al visitatore.

Lo spaziare coll'occhio per lo svariato orizzonte salga qui, nella di cui vetta sorge la chiesa.
Ivi a lui si aprirà vasto anfiteatro di amene colline, di cui Monte delle Formiche, Monte Adona, Mont'Ovolo, luoghi famosi per Santuarii, o per storiche memorie.
Come a questa Chiesa, chiamata ne' tempi antichi S. Ansano, ne sia venuto in appresso il nome di Pieve del Pino, egli è facile il concepirlo; se anche in oggi s'innalzano nel suo contorno alcune piante di Pino, il qual albero non essendo in questa montagna regione comune, forse ad indicarla in ispecial modo si appellò Pieve del Pino.
E' questa antichissima, e certamente esisteva prima del mille, sotto la prima denominazione di S. Ansano, nè questa seconda appellazione del Pino rinviensi che nel duodecimo secolo.
E sul proposito di sua antichità ne occorre un fatto ben curioso, poichè addimostra come quel tempo sussistesse ancora la schiavitù.
Dal 1056 l'Arciprete di questa Chiesa, Benzo, viene incaricato della esecuzione delle cerimonie stabilite per la manomissione o liberazione dalla schiavitù fatta dalla Contessa Willa della sua serva Cleriza; le quali consistevano di andare per tre volte intorno all'altare con un cero in mano il sacerdote e la schiava, posci condursi in un quadrivio, e quivi il sacerdote darle licenza.
La Cerimonia di chiesa però non ebbe luogo in S. Ansano, ma bensì nella chiesa di S. Bartolomeo di Musiano, e stipulonne il Rogito il Notajo Sichizo nel barbaro latino di que' tempi, che non vuol credersi diverso il costui sapere da quello degli altri suoi Colleghi.
A darne un saggio se ne trascrivono poche righe col vezzoso corredo di sconcordanze e barbarismi.
Dopo di avere l' Arciprete Benzo per tre volte fatto il giro intorno all'altare unitamente alla schiava, si conduce con questa nel quadrivio, e così le dice:
"Ecce quatuor vie: ite ed ambulate in quecumque partem tibi placuerit tan tu suprascripta Cleriza quanonsque tui heredes, qui ab ac ora in antea nati vel procreati fuerint uriusque sexus.
Et ego filius Domne Ville ed Hugo, et Alberto et Bonifacio, et Ubaldo per hanc cartam libertacioni absolucioni ingenuitatis libera et absoluta permanead, tu suprascripta Cleriza tuisque heredes, sicut superius dixit habeatis vias apertas portas Paradisi, Porta Civitatis, Portas Castelli in placitis et in Conventis locis ambulare ed stare ecc..."
La qualità del terreno frenoso ove è posta l'attuale Chiesa, e il rinvenirsi verso il mezzo giorno della stessa quantità di rovine di edificj da gran tempo distrutti, fa sospettare che non sia questa la prima Chiesa che ivi fù fondata, o che qui sorgesse alcun fortilizio addatto alla sua vantaggiosa situazione.
Noi non imprenderemo ad indagare cose sulle quali la storia non ci ha data nozione alcuna, e solo additeremo come questo luogo essere di qualche importanza in remoti tempi, se del 1292 trovansi eletti al Consiglio delli 800 di Bologna Lambertino dal Pino, Palmirolo dal Pino che nel 1334 condusse con altri a salvamento il Legato del Papa sotrattosi da Bologna; e nel 1378 Lorenzo dal Pino fu uno de' famosi Lettori nello Studio di Bologna e nel 1389 il furono pure e Pietro e Barnardo dal Pino.
Estendeva questa Chiesa nel secolo XIV il suo Primato nulla meno che su trenta altre Chiese, ma poichè piacque all' Arcivescovo di Bologna Mons. Alfonso Paleotti li 12 Giugno 1600 di erigere la Chiese di S. Giacomo di Pianoro in Vicariato Foraneo e Plebanato, si ridusse la Supremazia della Pieve del Pino, come lo è tuttora, a S. Michele di Badalo, S. Mattia di Battidizzo, S. Giorgio di Vizzano, S. Martino d'Ancognano, S. Pietro di Sabbiuno di Montagna, e S. Andrea di Sesto.
E' dessa di libera Collazione come lo fu sino dall'Epoca che cessò di avere li suoi particolari Signori, della Mensa Arcivescovile di Bologna.
Sembra però ben strano che una Chiesa la quale godeva la supremazia in remotissimi tempi su ben trenta Chiese ed ora sopra sei, trovasi ridotta oggi nel suo materiale ad uno stato straordinario di scurrilità.
Forse vuolsi ripetere un tale suo suo stato dalla qualità del terreno franoso sopra cui anche questa, che non fù la prima, s'innalza; poichè l'incertezza di consistenza avea consigliato a non azzardare lì ristauri, od innalzamento di cosa che poteva da un momento all'altro perire.
Se non che è a sospettare che non fosse questo il motivo di suo presente stato, se ha al suo financo un alto e svelto Campanile che sorse nel 1818 per le cure dell'innallora di lei paroco M. R. Don Palmieri.
A questa Chiesa, che come si disse non presenta anche nell'esterno aspetto che rozzezza, si ha accesso mediante gradinata, essendosi forse abbassato il terreno anche di fronte alla sua facciata, per cui senza questo mezzo sarebbe stato impedito l'ingresso alla Chiesa il di cui pavimento.
Nè l'interno della Chiesa smentisce l'opinione che si forma dalla esterna osservazione, poichè essa è bassa, soffittata a travi, ed in istato di decadenza.
Sarebbe di sufficiente grandezza, ed ha quattro Cappelle laterali arcate ed a poca profondità, come arcata è ancora la Cappella maggiore con piccolo coro.
Nulla ti verrà fatto di rinvenire in questa Chiesa che sia rimarcabile per quanto riguarda le arti.
Essa è distante da Bologna 6 miglia fuori di Porta S. Mamolo.
Confina colle parrocchie di Sabbiuno, di Sesto, di S. Bartolomeo di Musiano, di Guzzano, di badalo, di Vizzano e di Ancognano, ed ascende la di lei popolazione a 376 anime.
Due sono li Oratori in questa parrocchia; uno denominato S. Maria di Calzano di ragione Badini, l'altro S.Maria delle Calgare della nobile famiglia Ratta, che ha in questo luogo elegante villereccia abitazione.
La festa del Santo titolare S. Ansano cade nel giorno 1 Dicembre.
La regge in oggi il molto Rev. Don Giovanni Battista Vivarelli col titolo di Arciprete, nel di cui animo generoso unito a sapere potrebbe il popolo da lui governato sperare se non di vedere sorgere nuova elegante Chiesa, almeno vederla raffazzonata, se meno tristi corressero i tempi.
(Dott. Luigi Aureli)