
Fra i molto luoghi d' estesa e bella veduta ond' è sparsa la provincia di Bologna, va senza dubbio distinto il monte che appellasi delle formiche, sulla cui cima sorge la Chiesa Plebanale di
Santa Maria di Zena a diciassette miglia circa dalla città principale di essa Provincia ed all'oriente della strada che mena verso la Toscana.
Erta e faticosa è la via che dalle valli di
Cavrenzano, di Zena e dell' Idice adduce colassù; ma pervenuti a quell'altezza, oh qual compenso alla durata fatica !.
A tramontana un orizzonte così lontano e disteso che l'occhio più acuto vi si perde, a levante molti gioghi della catena subapennina, vestiti di selve e di campi, sparsi di chiese e d' abitazioni d'ogni modo; a mezzodì monti e rupi che s' innalzano e s' incatenano, e che si mostrano dal lato d'
Etruria disposti a modo d' anfiteatro vastissimo; a ponente gl' immani dorsi, che dalla giogala dell' Apennino dipartendosi discendono via via verso Bologna e dividono coi lor versanti la valle di
Savena da quello di
Setta e di Reno.Ecco non lungi
Monterenzio e più sotto
Castelnuovo e Cassano, e di là le
Lagune.
Vedi i colli di
Loiano, e gli altri di
Gragnano, di
Barbarolo e delle
Vergnane.Colà
Monte Venere, quà
Monte Adone coll' antico Brento; e le cime di
Badolo e di Monte Mariano.
Più oltre, declinando,
Guzzano e Musiano colle loro umili turriti vette; e
Gorgognano di quà dalla Savena, e giù nel basso poche reliquie della torre e del
Castello di Zena, già della patrizia
Famiglia Foscherari ( per Cardinali, e vescovi, ed Oratori, e Leggisti insigni famosi) ed ora per estensione ereditaria pervenuta ai nobilissimi signori
Conti Agucchi.Castello e torre di parlanti memorie, di commoventi vestigia, degne di conservazione, d' illustrazione, di storia.
Di dietro a Monte venere spuntano le nevose creste della giogaia toscana-modenese, sottostanti al Cimone , gigantesca cima nella gran catena d' Italia.
E, al luogo riguardando verso dove, in mezzo d' ampie valle sorge l'antica Bologna, vedi la cupola del tempo a Nostra Donna di San Luca consacrato, il quale campeggia contra l' aperto dell' atmosfera, e rammenta ognora quella Madre nella cui guardia e santa custodia Bologna tutta si riposa.
Oh vista immensa allegratrice dal monte di Zena goduta !.
Oh bene sparsi sudori di chi anelando arrivò al fine colassù !.

Stampa antica
I bronchi, le spine, le tortuose viuzze fra l'aspro bosco di castagni, l'orrore dei precipizi, il pericolo dei burroni, il lubrico cammino, il labirinto di mille sentieri tra le folte macchie ed i roveti; ogni cosa si dimentica o si stima poco faticosa, pervenuti al godimento del panorama spettacoloso variatissimo, che dall' apice di questo monte, girando attorno lo sguardo, si ammira con entusiasmo nel tutto insieme e con ineffabile soavità considerandolo a parte a parte nelle sue cento bellezze !.
Ma perchè non paia che la postura singolare del luogo ci tragga solo ad ammirare i circostanti dimenticando il paese che tanta gioia ci procura, raccogliamo le fila del discorso colà dove il richiama l'argomento nostro, e dicesi della Parrocchia e del paese che prende nome da Santa Maria di Zena, e dal tragitto annuale immanchevole di miriadi e miriadi di volanti formiche, le quali in sugli otto di Settembre fanno migrazione dalle regioni più boreali d' Italia, e passano per la Provincia Felsinea, e drizzando verso la Toscana, in sulla cima di Monte Zena si posano, e muoiono a gran numero laonde a' piè della sacra Immagine si veggon dipinte, e negli argentei anticvhi sacri calici improntate, ed alla Plebanale di Zena imposero il lro nome: ab immemorabili
La Chiesa che è tema al nostro scritto dev' essere antica d' assai, se nel 1456 era già plebana, ed univa. ed univa a sè perpetuamente la Chiesa di Santa Cristina di Castel di Zena, per rogito di Graziano Grassi notaio di Bologna e, con decreto di Cristoforo Poggi Vicario Generale del Vescovo felsineo.
Questa incorporazione apparisce dal menzionato rogito del Grassi, dell' 11 Gennaio 1456, e da successivi inventari, dai quali rilevasi la necessità di demolire l' attigua Canonica e la Sagrestia minaccianri rovina e ridurle allo stato di oggidì.
Allora gli Arcipreti di questa Chiesa intitolavansi ancora Curati di Santa Crsitina di Zena e, Vicari Foranei di Gorgognano.
Tali inventari, trovansi nell' Archivio della Parrocchia, e sono compilati dal Reverendo e prestantissimo Don Agostino Ferrari , che vi siedeva Pievano nel 1693, quando il Giuspadronato della Chiesa spettava per metà ad alcuni della famiglia degli Odofredi-Gandolfi, nobile bolognese e per metà all' antica gente de' Foscherari, la quale in processo di tempo dimise la parte di diritto proprio ai soli Gandolfi, dai quali fu poi trasferita negli attuali compadroni, i nobilissimi signori Agucchi di Bologna.
Una prova poi questa Chiesa non sia solo antica, inoltre ragguardevole, è questa, che mentre Bologna non aveva che informi abbozzi di libri battesiamli e matrimoniali, la Pieve di Zena li poteva vantare bene ordinati ed in serie sino dal 1566.
Dell' anno poi 1581 eravi istituita la Compagnia del Santissimo Sacramento, della quale si conserva la matricola; e nel 1603 vi si trovava stabilita quella di Nostra Signora del Rosario, e si scrisse l' elenco di tutti i divoti, onde allora si componeva.
L' Arciprete che del 1599 e del 1600 reggeva la plebe di colassù, sarà stato degno per certo della fiducia paterna di Monsignor Alfonso Paleotti Arcivescovo allora di Bologna, se questi gli commise, a nome suo, una visita pastorale a diverse Chiese de' contorni.
I recapiti e i rogiti che potrebbero somministrare interessanti illustrazioni, nell' avvicendarsi delle vacanze di detta Plebana furono smarriti; ma appare che in massima parte venissero trasmessi, per volontà de' Superiori, all' Archivio Arcivescovile di Bologna.
Il detto Inventario, prezioso libro della Pieve, narra come l' edifizio della Parrocchia avesse alloraa la fronte rivolta a Mezzodì; oggi invece la mostra in guardatura pressochè di ponente; serbando però l' indizio dell' antico ingresso, in una porta murata e voltata in arco, di quell' architettura che indebitamente si dice gotica, il quale indizio rimane adesso in un fianco della fabbrica.
In tale tempo dell' inventario abbiamo certezza che veneravasi sull' alto monte l' immagine miracolosa della Madonna delle Formiche, e che fino d' allora era nel medesimo stato in cui di presente.
Del 1690 furono restaurate le case canonicali, venne ampliata la Sagrestia, accresciute furono le suppellettili del tempio, e i beni e i diritti della Parrocchia si rivendicarono.
Tutto questo si dovette al Prelato Parroco Ferrari in lode e memoria del quale i compadroni della Chiesa vollero posta la seguente iscrizione, che tutt'ora si legge a destra della porta d' ingresso:
D.O.M.
AEDES NASCE CANONICAS TEMPORIS INJVBIA FEREDIAVTAS
INSTAVRARI SVPELLECTILIA ECCLESIAE ADAVGERI
SACRISTIAM AMPLIARI BONA JVRAQ. NVJVSCE PLEBIS
DEPERDITA RESTITVI CVRAVIT AVGVSTINVS DE
FERRARYS PROTH. APOST. ART. ET MED. DOCT. PLEBIS
S. M. DE ZENA ARCHIP. EJVSDEM AC GORGOGNANI
VIC. FOR. BON. CIVIS.
ET DOM. M. ODOFREDVS FRES DE
GANDVLPHIS PATRICII BON. ET HIC JVRIS PATRONI POSVERE
ANNO DOM. MDCXC
Il restauro poi della Chiesa, e la fabbrica del Campanile, e il mutamento di guardatura all'edifizio sacro, e l' ampliazione e il decoro dell' altar maggiore, ebbero effetto nel 1732 per ispecial cura dell' Arciprete dì que' giorni Don Innocenzo Moruzzi cui venne posta la seguente epigrafe laudatoriaa ch' esiste pure in presente:
D.O.M.
INNOCENTII MORVTII - HVJVS PLEBIS S. MARIAE DE
ZENA ACHIPRESBITERI ET VIC. FORANEI - NE ME-
MORANDVM QVOD SIBI COMPARAVIT NOMEN -- TEM-
PLI INSTAVRATIONE ARAE MAJORIS -- LATERALIVM-
QVE EJVS DE NOVO CONSTRVCTORVM -- ELEGANTI
ORNATV -- CAMPANARIAE TVRRIS A PRIMO LAPIDE
NOVIS IJSQ. MOLE AVCTIS DESVPER LOCATIS NOLIS-
DIFFICILI ERECTIONE -- OPERVUMQ. PLVRIVM LIBE-
RALI DATIONE -- DECIDAT VUNQVAM AVT PECCET -
JO PAVLVS GANDOLFI DE ODOFREDDIS -- PATRITIVS
BONONIAE ET HIC JVRIS PATRONVS -- REPARATORI
LARGISSIMO -- GRATI ANIMI TESTIMONIVM -- PONI
MONUMENTVM HOC VOLVIT ATQUE CVRAVIT -- A. C.
RE CIC IC CC XXXII.
L' Arciprete Don Francesco Nanni, successore al Moruzzi, ristaurò ed accrebbe la Casa Canonicale, e curò di costruire una cisterna o serbatio delle acque pluviali, ed una ghiacciaia scavata in parte sotterra in parte in duro macigno.
Ma dicasi ormai della Chiesa, come si trova attualmente.
La sua fronte è semplicissima; l' interno, per ciò che concerne alla nave unica che ne fa corpo, è coperto da impalcatura a travi nude, di buona costruzione, simile a molte altre che usavansi nei due secoli decimoquarto e decimoquinto.
Vi sono quattro altari: due nel corpo della Chiesa, il maggiore, e quello della B. V. che resta come lateralmente.
Il maggiore, dentro una cappella in volto reale, ha la tavola dipinta da un certo artista Valeriani, che rappresentò San Domenico e San Gandolfo con alcuni angioletti, in atto divoto verso la Madonna del Rosario, la cui immagine in rilievo si serba in nicchia praticata in fondo al coro della Chiesa.
Sopra l' arco che mette in tal Cappella maggiore, leggesi questo distico, che allude al passaggio delle formiche, ed alla morte loro in sull'altare della Vergine:
CERTATIM VOLITANT FORMICAE
AD VIRGINIS ARAM
QVOTQVE AD ILLAM VOLITANT VICTIMA
TOTQVE CADVUNT.
E noi che scriviamo, essendoci recati colassù il giorno aapunto della Natività di M. V. , vedemmo il recinto della Chiesa annuvolato da miriadi e miriadi degli alati insetti, che d' ogn' intorno si spandevano, e che posando dappertutto pel sacro edifizio e pe' luoghi adiacenti, morivano a migliaia e migliaia, sugli scalini del tempio, sui gradini degli altari, sulle cornici architettoniche, e qua e colà pel pavimento, venendo raccolte per divozione, e tenute in serbo, e benedette dal degno Arciprete attuale Signor Don Francesco Gaudenzio De Maria, bolognese, Dottore in ambo le leggi (che nel Giugno 1810 venne eletto Arciprete Plebano e Vicario Foraneo di Zena), il quale ne fa dispensa a que' fedeli che traggono colassù a visitar la casa del Signore e dell' eccelsa sua Madre.
L' immagine della Madonna, detta per antonomasia delle Formiche, sembra fattura d' alcun greco, o almeno almeno se non è sì antica come le opere di costoro, è però condotta di pennello da un pittore grecizzante.
ivi mille voti sono appesi per riconoscenza di que' fedeli che da Lei riconobbero perenni grazie; ivi addì 8 del Settembre è il maggior concorso di parrocchiani e forestieri, ad adorare la Vergine in quell' effige sì santamente composta a benevolenza pietà.
Gli altari poi che stan nel corpo dellaChiesa sono di bellissima fattura antica, lavorata ad arabeschi con molto decoro.
Sopra dell' uno vi ha una tela, con dipinto San Francesco Saverio, San Nicolò di Bari e i Santi Antonii Abate e da Padova.
Sopra vi è una divota rappresentazione di San Giuseppe, Santa Lucia, Santa Caterina ed altri campioni del cristianesimo.
L' una e l' altra di tali opere debbesi al pennello di Antonio Rossi, come riferisce il Crespi nel suo proseguimento alla Felsinea Pittrice.
Quel Crespi che d' Antonio Rossi fu per avventura contemporaneo.
Vicino alla porta della Chiesa vedesi il Battistero; nella Cappella maggiore la cantoria coll' organo.
E tanto basti per rispetto al tempio parrocchiale di Santa Maria di Zena, dedicato a Nostra Suignora del Rosario, e dove si celebra solennemente dall' 8 al 15 di Settembre l' ottavario solenne in onore di M. V. delle Formiche, onde sinora abbiam tenuto parola, esponendo sull' altar maggiore la venerata immagine, alla quale fa decoro un novello serio di fiori serici, procacciato dalle elergizioni ed offerte del nobile e piissimo Compadrone e di varii popolani divoti, e dell' attuale Arciprete.
E qui, tacendo del Campanile, contenete un accordo in terzo di sacri bronzi (procurati dal suddetto Moruzzi, che a mezzo d' un parafulmine preservò dalle folgori la Chiesa, e la Canonica le quali n' erano fatte segno).
Diremo che nella Sagrestia vi ha un notevole orologio a due mostre, l'una a levante nella facciata nel Campanile, e l'altra in una parete della Sagrestia, postovi per cura d' un Arciprete, ch' ebbe nome Don Gaetano Benni, al quale succedette l' Eccellentissimo sig. Dott. Don Francesco Faldi, che dall' anno 1817 al 1825 resse i popolani di Zena, e che chiamato a più decorose incombenze e ad ecclesiastiche dignità, fu poscia prmosso al Vescovato di Fabriano e metellica, serbando ancora grata ricordanza della sua prima sede, dove ancora si rammenta il nome di lui con riconoscenza.
In tale Sagrestia, fino al 1693 almeno, vedevansi 15 Cartelloni, che or più non esistono (sciagura de' tempi e de' barbari che non conoscono i lumi e i pregi derivati alla storia ed ai luoghi dalle serbate antichità !).
Essi cartelloni erano distribuiti all' intorno dentro un fregio arabescato, e rappresentavano Chiese e Sussidii soggetti a quella di Zena, e varii stemmi di famiglie ch' ebbero attinenza, per alcun titolo, alle Chiese medesime.
Tali luoghi sacri sono:
San Giambattista di Gorgognano, San Giuseppe di Cassano, la Pieve di Zena, l' Oratorio di San Michele della Rocca, San Pietro di Sassonero, Sant' Andrea di Scaruglio, la Villa di Sassonero, santo Stefano di Monterenzio, San mamele dipendente dalla Villa, e Santa Cristina di Castel di Zena, e quella della Pieve col motto "Nutrimur ab ambra".
Gli stemmi poi erano:
quello del Cardinal Ranuzzi, l'altro del Gandolfi, e quello dei Ferrari, Arciprete di Zena più volte nominato a cagion di lode.
Due oratori pubblici trovansi di presente nella Parrocchia; quella di Santa Caterina di Zena summemorato, e quello di San Carlo delle Cavare, sospeso dalle funzioni nel 1825 a cagione di diroccamento; in primo in antica parrocchia da sè, ed il secondo già de' signori Riario Sforza , ora è pertinenza dell' Amministrazione Parrocchiale di Zena.
La Parrocchia poi, della quale finora si è tenuta parola, è compresa nella Diocesi di Bologna, in giusdicenza civile e criminale di questa città, nel Comune di Pianoro, ad eccezzione di dieci famiglie a mezzodì della Chiesa Plebanale che formano una frazione del Comune di Monterenzio, e che sono in Governo di Loiano.
A mezzodì pure della Chiesa, nel sasso vivo del balzo dov' essa torreggia, è tradizione che in una grotta scavata dall' arte, abitasse un divoto romito; onde poi è venuto che molti traggono per vaghezza allo speco deserto, e incidono e scrivano il loro nome su quelle mute e disadorne pareti.
Mettiamo fine alle presenti notizie, accennando come il territorio di Zena confini con Gorgognano, Barbarolo e çivergnano mediante il fiume che dà nome al paese; con Castelnuovo e Cassano per fatto dell' Idice; nonchè con Monterenzio, Pizzano, Monte Armato e Casola Canina.
Nel presente anno 1846 la popolazione di Zena è di 400 anime, ripartite in 96 famiglie d' agricoltori, d' artigiani, d' operai giornalieri, e di vari possidenti che coltivano i propri terreni.