“Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe” (Lc 16,19-31)
“Non io, ma Dio”.
Non c’è una terza possibilità: o vivo per me, confidando in me stesso, e divento solo e sterile, o vivo sempre per Dio, confidando in Lui, facendo ogni cosa per Lui, diventando fecondo sempre.
Vuol dire non la terra, ma il cielo, come il povero Lazzaro, che qui in terra voleva dissetarsi, ma dissetava lui i cani (cioè i popoli, le genti), con le sue ferite.
Così è, ci ricorda San Francesco (che tra un po’ andremo a visitare): e’ dando che si riceve.
Non me, ma gli altri.
Vivendo per Dio, vivendo per gli altri, ci insegnano San Carlo e San Francesco, io vivo per me stesso: se c’è solo un modo per fare del bene al mio io, per realizzare me stesso, è vivere per Dio, e vivere per gli altri.
Finché non lo capiamo, non capiremo nulla.
Gesù, Maria Giuseppe, vi amo
salvate anime!
(D.G)

