Dio si rivela ai piccoli.
Pur nella stanchezza e nell’oppressione, chi si rivolge a Gesù
trova ristoro e impara la sua umiltà e mitezza, e non resta deluso.
Quante volte sentiamo la parola “pace”, e in tutte le lingue del mondo…
È il grido sofferto di tanti popoli oppressi da guerre senza fine.
Oggi, il profeta Zaccaria ce ne indica la via (I Lettura): la pace verrà dal “dominio” di un re.
Non un re bellicoso e assetato di potere, ma un re umile che si riconoscerà dal suo cavalcare un piccolo puledro figlio d’asina.
La pace viene dal “dominio” di Gesù Cristo.
Solo in lui si riconcilierà l’umanità.
Ma – il Vangelo odierno lo dice chiaramente – solo ai piccoli viene rivelato il mistero di Gesù; ai sapienti e agli intelligenti viene nascosto.
Per conoscere Gesù e ricevere la sua pace, bisogna scendere, allontanarsi da ogni presunzione, da ogni arroganza. «Venite a me, io vi ristorerò!»: la vera pace ci verrà proprio dal prendere su di noi il dolce giogo di Gesù, ossia dall’obbedire al suo comandamento di amarci a vicenda come egli ci ha amati.
È ciò che vuole realizzare in noi lo Spirito Santo: col suo aiuto, ci dice Paolo, siamo liberati dal dominio dell’uomo vecchio, carnale ed egoista, e diventiamo servi della vita, strumenti di amore e di pace attorno a noi (II Lettura).
“Gesù promette di dare ristoro a tutti, ma ci fa anche un invito, che è come
un comandamento: «Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me,
che sono mite e umile di cuore».
Il “giogo” del Signore in che consiste? Consiste nel caricarsi del peso
degli altri con amore fraterno. Una volta ricevuto il ristoro e il conforto di
Cristo, siamo chiamati a nostra volta a diventare ristoro e conforto per i
fratelli, con atteggiamento mite e umile, ad imitazione del Maestro.
La mitezza e l’umiltà del cuore ci aiutano non solo a farci carico del peso
degli altri, ma anche a non pesare su di loro con le nostre vedute personali,
i nostri giudizi, le nostre critiche o la nostra indifferenza.
Invochiamo Maria Santissima, che accoglie sotto il suo manto tutte le
persone stanche e sfinite, affinché attraverso una fede illuminata,
testimoniata nella vita, possiamo essere di sollievo per quanti hanno
bisogno di aiuto, di tenerezza, di speranza.”
(Papa Francesco)

