“Ecco, il seminatore uscì a seminare”

XV domenica del T.O.

ll seminatore della parabola sembra uno sprecone.

Getta il seme dappertutto: sulla strada, tra i sassi, tra i rovi e solo una parte cade nella terra buona.

Viene spontaneo chiedersi: perché non seminare soltanto dove il raccolto è assicurato?
Perché disperdere tante energie?

Il seminatore del Vangelo non sembra preoccupato dell’efficienza né del successo.
È preoccupato soltanto di seminare.

Gesù stesso spiega il destino dei diversi terreni.

Eppure mi piace pensare che anche i semi che apparentemente non portano frutto non siano del tutto inutili.
I semi caduti tra i rovi – cioè nel cuore di chi è soffocato dalle preoccupazioni e dalle seduzioni del mondo – sono come gocce di balsamo che, almeno per un momento, alleviano l’affanno della vita quotidiana, uno spiraglio di luce che si apre tra le nuvole.

I semi caduti sui sassi – cioè nel cuore di chi accoglie con entusiasmo la Parola ma poi è incostante – rimangono come un bacio di Dio.

Così pure i semi caduti sulla strada – cioè in chi poi si lascia dominare dal maligno sono come un tocco di Dio in tante vite distratte.

Quel tocco forse verrà dimenticato, ma non scomparirà del tutto.

Forse noi vediamo soltanto ciò che sembra perduto.
Dio continua invece a vedere possibilità che noi non riusciamo ancora a immaginare.
Per questo non abbiamo scuse per non seminare.