- In questa Quarta Domenica d’Avvento, la venuta del Signore si fa concreto annuncio dell’incarnazione del Figlio di Dio.
- La Liturgia di oggi pone al centro la figura di Giuseppe.
Ed è piuttosto strano perché non dice nulla.
Il Vangelo registra le sue azioni («fece», «prese con sé», «chiamò»), non le sue parole.E tuttavia il piano di Dio passa attraverso di lui, si realizza grazie alla sua obbedienza, all’accoglienza attiva e feconda del messaggio che gli viene rivolto.
La fiducia in Dio e la speranza riposta nel suo progetto non hanno bisogno di grandi discorsi, ma di scelte concrete con cui si accetta un disegno che va molto al di là delle nostre previsioni e delle nostre attese.Per capirne il senso occorre tener conto dal brano che raccoglie la genealogia di Gesù.
Essa si conclude con la rottura dell’ultimo anello: Giuseppe era lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato il Cristo. Questo viene detto per motivare come Gesù fosse discendente di Davide, pur essendo nato da Maria. Dio stesso, attraverso un sogno, metafora di un’esperienza spirituale intensa, di un lavoro di discernimento profondo, ha chiesto a Giuseppe di accogliere in casa Maria e di riconoscerne legalmente il figlio, assumendo il compito di padre adottivo. Giuseppe si è reso disponibile e ha accolto nella fede una situazione straordinaria e sconvolgente.Una volta saputo che il figlio di Maria proveniva dallo Spirito Santo, Giuseppe non ha denunciato Maria, ma si è preoccupato di prenderla con sé, di accoglierla e di dare il nome al figlio
- Dio è con noi.
L’incarnazione di Cristo mette insieme l’ordinario e lo straordinario, il feriale e la solennità. Il modo in cui il Verbo entra nella storia è senza precedenti, attraverso una nascita verginale, ma le persone che sono protagoniste di questo evento sono figure umili e semplici, impaurite dai fatti che si verificano e piene di interrogativi. - La Liturgia di oggi ruota attorno ad un segno e ad una promessa: il segno profetico dell’Emmanuele trova compimento in Gesù.
Questo è il tema conduttore di tutta la Liturgia di questa quarta e ultima Domenica di Avvento; è il segno della fedeltà di Dio, la risposta alla speranza di un mondo nuovo. Un’attesa e speranza che non ci lascia passivi e inerti, ma che invita a uscire dalle crisi con fiducia e a rischiare la vita con Dio.Al re Acaz, che dubitava della fedeltà di Dio e amava fidarsi maggiormente di alleanze umane, Isaia aveva promesso un segno: la nascita di un bambino, a cui sarebbe stato posto il nome «Dio-con-noi», avrebbe manifestato che è il Signore a guidare la storia secondo il suo disegno. - La nostra attesa di Colui che viene, però, non può essere attesa oziosa e passiva: richiede disponibilità e accoglienza.
La Chiesa, attraverso la predicazione e la Liturgia, continua a ripetere all’uomo che la salvezza vera e definitiva è un dono che Dio stesso ci porta venendo fra noi.
ECCO VIENE IL SIGNORE !
IV Domenica di Avvento - Anno A
