Dio non è lontano, ma è un Padre che dona il Figlio per salvarci.
La nostra fede si fonda su questo amore gratuito,
da accogliere e testimoniare con l’aiuto dello Spirito Santo che ci guida nella verità.
La vita cristiana vive dell’abbraccio della Santissima Trinità fin dal suo esordio: siamo infatti battezzati “nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”.
Con queste stesse parole diamo inizio a preghiere e azioni rituali, mentre con la mano tracciamo su noi stessi il “segno della croce”; in tal modo confessiamo la nostra fede in “un solo Dio in tre Persone” e a lui, “ricco di amore e di fedeltà”, consegniamo il nostro essere e il nostro agire (I Lettura).
Mistero inaccessibile alla sapienza del mondo, nella pienezza dei tempi Gesù si rivela come il Figlio unigenito mandato dal Padre, e dalla sua presenza, dalle sue opere e parole traspare l’intima comunione trinitaria e la potenza d’amore dell’unico Dio che riconcilia e salva; è volontà divina che nessuno si perda per sempre e che ciascuno abbia parte alla vita delle tre divine Persone, quaggiù nell’oscurità della fede, e, oltre la morte, nella luce eterna (Vangelo).
Adoriamo la gloriosa Trinità, mistero centrale della nostra fede. Ogni assemblea cristiana ne rifletta l’intima comunione, nella pace e nella fraterna concordia, come «popolo radunato dall’unità del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (II Lettura).
L’unità di Dio è comunione
La fede trinitaria ha radici nel Nuovo Testamento, dove si rivela l’azione di Dio uno e trino nella salvezza. Nei Sinottici, il battesimo di Gesù (Mt 3,16-17) mostra presenti Padre, Figlio e Spirito; il mandato finale (Mt 28,19) ordina di battezzare nel loro nome unico.
Paolo benedice con «la grazia di Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo» (2Cor 13,13).
Giovanni proclama il Verbo «che era presso Dio» (Gv 1,1) e lo Spirito Paràclito procedente dal Padre (Gv 15,26).
Sono testimonianze che fondano la fede in un Dio relazionale e salvifico.
Prima dei grandi concili, i Padri contrastano le eresie sviluppando una riflessione che parte dalla liturgia battesimale. Ignazio di Antiochia unisce Cristo-Verbo al Padre e allo Spirito.
Giustino descrive il Logos procedente per creazione e incarnazione. Ireneo combatte lo gnosticismo con un’economia salvifica chiaramente trinitaria: Padre creatore, Figlio ricapitolatore, Spirito vivificatore.
Tertulliano è il primo autore latino a riferirsi a Dio con il termine “Trinitas”: una sostanza in tre persone con relazioni ordinate.
La fede trinitaria è già ancorata alla regula fidei, pronta per le successive definizioni più precise.
Sono i grandi concili del IV secolo, e i Padri Cappadoci, a definire il dogma.
Nicea (325) afferma il Figlio “consustanziale” al Padre (homoousios), eterno e non creato.
Costantinopoli (381) proclama lo Spirito «Signore e vivificatore», adorato con Padre e Figlio. Basilio, Gregorio Nazianzeno e Gregorio Nisseno distinguono una sostanza e tre persone: Padre principio, Figlio generato, Spirito procedente.
Gli accenti subordinazionisti sono superati, legando la Trinità immanente all’economia salvifica.
La Trinità è il cuore della fede cristiana e della liturgia.
Nel Credo niceno-costantinopolitano professiamo il Padre creatore, il Figlio incarnato, lo Spirito vivificatore.
Nella Preghiera eucaristica invochiamo lo Spirito Santo perché il pane e il vino diventino il Corpo e il Sangue di Cristo, e perché coloro che partecipano all’Eucaristia siano un solo corpo e un solo spirito.
Nelle dossologie, come «Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo», esprimiamo l’uguale onore delle Persone.
Il segno della croce e il Battesimo immergono nella comunione trinitaria.
Questo mistero, rivelato per la deificazione, orienta la vita alla lode e alla carità: la lex orandi esprime la lex credendi, rendendo la dottrina trinitaria una esperienza viva dell’amore divino.

