8 marzo 2025
Carissimo,
all’inizio della Quaresima desidero farti giungere, non potendolo fare direttamente e personalmente come vorrei, la mia vicinanza e la mia preghiera
in questo tempo così decisivo e spirituale. Lo stiamo vivendo in comunione con la Chiesa tutta nella preghiera di intercessione per Papa Francesco.
Farlo ci aiuta a ritrovarci uniti e vicini, a essere concordi, a riscoprire l’essenziale per affrontare la fragilità, stringendoci intorno a colui che presiede nella comunione.
Nella Dilexit Nos Papa Francesco ci ricorda che (DN 212) che: “Se ci allontaniamo dalla comunità, ci allontaneremo anche da Gesù.
Se la dimentichiamo e non ci preoccupiamo per essa, la nostra amicizia con Gesù si raffredderà.
Non va mai dimenticato questo segreto.
L’amore per i fratelli della propria comunità – religiosa, parrocchiale, diocesana – è come un carburante che alimenta la nostra amicizia con Gesù. Gli atti d’amore verso i fratelli di comunità possono essere il modo migliore, o talvolta l’unico possibile, di
esprimere agli altri l’amore di Gesù Cristo.
L’ha detto il Signore stesso: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avrete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,35).
E la comunità ha sempre il tratto concreto umano, delle nostre persone e dei fratelli e sorelle.
È una quaresima particolare, dentro il giubileo, perché sia un tempo di rinnovamento personale e per le nostre comunità.
È un mondo così pieno di sofferenza, imprevedibile e spaventoso, minaccioso e inafferrabile per tutti, prigioniero di uno stordente materialismo pratico che confonde e inganna, pieno però anche di tante domande spirituali che trovano certo tanti prodotti a buon mercato che offrono benessere individuale, ma anche per le quali rendere noi ragione della speranza che è Cristo, l’unica che affronta il male e la morte.
Anche nel nostro cuore a volte si deposita la disillusione, la convinzione sottile che tanto non cambia niente, che alla fine non vale la pena, che i problemi non si risolvono e anzi, crescono. L’amarezza del confronto con il passato ci rende molto più facilmente di quello che pensiamo profeti di sventura, invece di testimoni di speranza. Desidero per me e chiedo per tutti
voi che la Quaresima ci rendi testimoni di speranza nelle nostre comunità, seminandola nei giovani e in tutti con la fiducia del contadino che getta generosamente il seme della Parola fiducioso che questo darà frutto.
Non sottovaluto i tanti problemi che dobbiamo affrontare, le sfide, i ritardi e sono consapevole della necessità di risposte concrete che certamente il cammino sinodale, che si avvia a vivere i suoi momenti conclusivi, dovrà offrire.
Penso che pieni di pazienza e fiduciosi nell’efficacia della Parola di Dio vediamo i campi che già biondeggiano.
La speranza la coltiviamo non perché abbiamo tutte le risposte ma perché abbiamo la risposta e la sua presenza piena
la riconosciamo sempre nella nostra parzialità.
All’ultimo Consiglio Permanente avevo condiviso due preoccupazioni che vorrei condividere. “Si deve diffondere la devozione alla sacra pagina del Vangelo e della Scrittura, in maniera larga, popolare, non elitistica.
Non si tratta, infatti, di circoli ristretti, ma dare la Bibbia al popolo e guidarlo alla sua lettura.
Questo è alla base di un rinnovamento della spiritualità, di quella spiritualità di cui c’è la sete che ci pare di aver colto.
Una spiritualità che, senza perdere il suo carattere popolare, non deve essere solo devozionale ma biblica.
Questo comporta anche accompagnare nella ricerca di risposte sulla preghiera.
Tante volte sentiamo dire dalle persone, talvolta in momenti di difficoltà nella loro vita: “io non so come pregare”, “vorrei pregare, ma proprio non so farlo”.
La fretta della vita quotidiana, la distrazione continua, l’assenza di spazi, spesso annulla questa ricerca di come pregare. Risuona ancora quell’”insegnaci a pregare”, che i discepoli rivolgono a Gesù.
Forse si ripete di generazione in generazione e nella nostra ci appare così evidente. Bisogna accompagnare sulla via della preghiera, insegnando come il Vangelo, i Salmi, la Bibbia siano essi stessi una grande scuola di preghiera.
Questo vuol dire anche trovare nelle nostre parrocchie non solo sacerdoti, ma ministri come i Lettori, donne e uomini spirituali che aiutino in questa scuola di preghiera e gli spazi necessari.
Significa, almeno un po’, santuarizzare le nostre parrocchie, non solo come centro di attività e luogo di liturgia, ma anche come spazi di silenzio, di devozione e di preghiera.
La seconda preoccupazione era di come la liturgia conserva la bellezza della Chiesa. “Se noi non mostriamo la bellezza, la gente non verrà da noi”.
Bisogna non pensare che abbiamo poco da dare o da dire, talvolta finendo per celebrare con sciatteria o protagonismo, credendo che quel che diamo e diciamo alla fine interessa poco.
Nel deserto c’è più sete di senso e di Dio.
Certo, potremmo immediatamente (a volte siamo ipercritici ma se senza amore e con poca speranza finiamo per non cogliere i segni e non indicare il cammino a pellegrini che soffrono terribilmente per strade davvero impervie) minimizzare, pensando alla saltuarietà e alle contraddizioni della nostra gente.
Si rivela evidente, però, la sete di spirito e di speranza nascosta nella vita delle persone. “Nel deserto si torna a scoprire il valore di ciò che è essenziale per vivere; così nel mondo contemporaneo sono innumerevoli i segni, spesso manifestati in forma implicita o negativa, della sete di Dio, del senso ultimo della vita.
E nel deserto c’è bisogno soprattutto di persone di fede che, con la loro stessa vita, indichino la via verso la Terra promessa e così tengono viva la speranza” (EG 89).
Guardiamo, allora con larghezza e benevolenza la domanda che ci è rivolta e non importa se l’attrazione verso questi segni non è accompagnata immediatamente dalla continuità. Speranza e pazienza valgono per tutti!
Ecco allora il mio auspicio per questa nostra Quaresima: essere sacerdoti costruttori di comunità con la fiducia e coinvolgendo nella responsabilità, aiutando il Signore a dare forma alla comunione e seminare la sua Speranza. (DN 218; 220).
“Oggi tutto si compra e si paga, e sembra che il senso stesso della dignità dipenda da cose che si ottengono con il potere del denaro. Siamo spinti solo ad accumulare, consumare e distrarci, imprigionati da un sistema degradante che non ci permette di guardare oltre i nostri bisogni immediati e meschini.
L’amore di Cristo è fuori da questo ingranaggio perverso e Lui solo può liberarci da questa febbre in cui non c’è più spazio per un amore gratuito.
Egli è in grado di dare un cuore a questa terra e di reinventare l’amore laddove pensiamo che la capacità di amare sia morta per sempre. Ne ha bisogno anche la Chiesa, per non sostituire l’amore di Cristo con strutture caduche, ossessioni di altri tempi, adorazione della propria mentalità, fanatismi di ogni genere che finiscono per prendere il posto dell’amore gratuito di Dio che libera, vivifica, fa gioire il cuore e nutre le comunità. Dalla ferita del costato di Cristo continua a sgorgare quel fiume che non si esaurisce mai, che non passa, che si offre sempre di nuovo a chi vuole amare. Solo il suo amore renderà possibile una nuova umanità.
Prego il Signore Gesù che dal suo Cuore santo scorrano per tutti noi fiumi di acqua viva per guarire le ferite che ci infliggiamo, per rafforzare la nostra capacità di amare e servire, per spingerci a imparare a camminare insieme verso un mondo giusto, solidale e fraterno.
Questo fino a quando celebreremo felicemente uniti il banchetto del Regno celeste.
Lì ci sarà Cristo risorto, che armonizzerà tutte le nostre differenze con la luce che sgorga incessantemente dal suo Cuore aperto.
Che sia sempre benedetto!”.
Ecco. Amen, Amen. Buona e santa Quaresima di speranza e pazienza.
+ Matteo Maria Zuppi