L’amore per Cristo si mostra nell’osservanza dei suoi comandamenti.
In cambio, lui ci assicura che non siamo soli,
perché lo Spirito Santo ci è dato come Difensore nelle prove della vita
Le tre virtù teologali della fede, della speranza e della carità risuonano nella liturgia della Parola di questa domenica.
Parlando ai discepoli Gesù ricorda la circolarità che sussiste tra l’amore e la custodia della sua Parola (Vangelo).
Chi ama custodisce il suo comandamento, d’altra parte custodire il comandamento rivela la verità dell’amore tra il discepolo e il suo Signore.
Dentro questa circolarità matura la fede, che consente di accogliere la manifestazione sempre più profonda che Dio fa di sé a coloro che lo amano.
Anche qui c’è una circolarità che approfondisce la relazione: a coloro che lo amano il Signore si manifesta maggiormente e questa manifestazione progressiva non fa altro che accrescere l’amore.
Questa è la speranza di cui san Pietro (II Lettura) ci invita a rendere ragione a chiunque ce la chiede. È la speranza fondata sull’amore di chi è morto per noi, per liberarci dal peccato e ricondurci a Dio.
La nostra fede, il nostro amore, la nostra speranza sono vivificati dal dono dello Spirito, che negli Atti discende sugli abitanti della Samaria, per rimanere sempre con loro (I Lettura), come Gesù promette nel Vangelo di Giovanni.
Mentre il Tempo di Pasqua volge al termine, la liturgia ci prepara alla gioia della Pentecoste, la solennità che la tradizione ama chiamare “il compleanno della Chiesa Cattolica”. C
i prepariamo a questa grande festa meditando una riflessione di mons. Fulton J. Sheen, tratta dal suo saggio «Il corpo mistico di Cristo».
La sola differenza tra la Chiesa di oggi e quella di un tempo è la stessa che esiste tra la ghianda e la quercia, il chicco di senape e l’albero. I suoi membri vanno e vengono, come le cellule del corpo umano, ma il suo Spirito rimane uno solo e sempre lo stesso.
E poiché è lo Spirito che determina il Corpo, la Chiesa, Corpo Mistico di Cristo, è e sarà contemporanea a tutti i secoli.
«Non ho cambiato i miei precetti, perché la mia dottrina non mi appartiene, è di colui che mi ha inviato.
Posso cambiarmi d’abito per adattarmi alle diverse epoche, ma non il mio Spirito che appartiene all’eternità. Durante la mia lunga vita ho visto tante idee moderne diventare desuete, e so che vivrò abbastanza per cantare un requiem anche sul sepolcro delle idee moderne di questo secolo.
Non sono mai fuori moda perché sono senza tempo.
Ho quattro grandi caratteristiche: sono una, perché ho la stessa Anima sin dall’inizio. Sono santa, perché la mia anima è lo Spirito di Santità.
Sono cattolica, perché quello stesso Spirito pervade ogni singola cellula del mio Corpo. Sono Apostolica, perché la mia origine è la stessa di Nazareth, Galilea e Gerusalemme.
Diventerò più debole quando le mie membra diventeranno ricche e smetteranno di pregare, ma non morirò mai. Mi perseguiteranno, mi crocifiggeranno, ma risorgerò e, alla fine del tempo, raggiungerò la mia pienezza, e sarò assunta in cielo come Sposa di Cristo, il mio Capo.
Allora saranno celebrate le nozze in cielo e Dio sarà tutto in tutti perché il suo Spirito è amore e l’amore è il Paradiso».
Questa è la Chiesa per ogni cattolico, la presenza di Cristo che permane e vive oggi nel suo Corpo Mistico, in cui è effuso lo Spirito Santo, allo stesso modo in cui Egli è vissuto un tempo nel suo corpo di carne pervaso dallo stesso Spirito.

